I mesi di Aprile e Maggio da tre anni a questa parte si segnalano nel mondo del non profit per le campagne legate al 5×1000, un meccanismo fiscale che consente al contribuente di destinare parte delle imposte che paga ad un ente non profit accreditato di suo gradimento. Una forma di democrazia fiscale che ha da una parte “entusiasmato” i contribuente: per il periodo di imposta 2006 lo scorso anno sono stati quasi il 60% dei contribuenti a destinare il 5×1000 segnando in dichiarazione dei redditi il codice fiscale della onlus prescelta; dall’altra parte ha spinto le associazioni sociali ad uscire dal loro angolino nascosto e a mettersi in mostra, con il non secondario merito di mostrare cosa di buono la società civile riesce a fare, ma soprattutto facendo conoscere modelli si impegno e di cittadinanza attiva che dovrebbero essere il riferimento culturale ed etico del nostro vivere insieme.
A fronte di tutte queste considerazioni che esaltano l’intraprendenza del volontariato, ne abbiamo altre molto più italiane nel senso più becero, ovvero burocratico, ovvero ministeriale: gli italiani remano da una parte, lo stato Italia da un altro.
Basta seguire le “cronache sul 5×1000″ che il giornale online Vita offre giorno per giorno per capire cosa intendo!
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